// Tecnologia assistiva
Dispositivi indossabili per rilevare ostacoli e restituire informazioni utili, sviluppati nell'ambito di DejaPrint3D — stampa 3D assistiva e solidale di Credere per Vedere OdV.
Quattro prototipi in fila, dove ognuno nasce dai limiti del precedente.
Gli Occhiali Smart sono stati uno dei miei primi prototipi assistivi pensati per aiutare persone con difficoltà visive nel rilevamento degli ostacoli.
L'idea iniziale era semplice: creare un dispositivo indossabile, basato su sensori di distanza, capace di rilevare ostacoli frontali e laterali e restituire all'utente segnali acustici differenziati.
Il prototipo utilizzava una struttura simile a una montatura di occhiali, sulla quale erano installati tre sensori a ultrasuoni: uno centrale e due laterali. Ogni sensore era associato a un buzzer, in modo da generare una segnalazione sonora in base alla direzione dell'ostacolo rilevato.
È stato un progetto importante perché mi ha permesso di iniziare a ragionare concretamente su ergonomia, ingombri, posizione dei sensori, chiarezza delle segnalazioni e limiti reali di un ausilio indossabile.
Il prototipo ha mostrato alcune criticità, soprattutto legate alla comodità, all'estetica e alla capacità di rilevare in modo efficace ostacoli bassi o in posizioni non ideali. Proprio questi limiti hanno portato allo sviluppo successivo del Cerchietto Smart.
Il Cerchietto Smart nasce come evoluzione degli Occhiali Smart.
Dopo i primi test con una struttura simile a una montatura di occhiali, ho ripensato il dispositivo come un supporto indossabile sulla testa, più adatto a ospitare sensori, cablaggio e sistemi di segnalazione.
Il prototipo è stato progettato per rilevare ostacoli in più direzioni e fornire segnali acustici differenziati tramite buzzer dedicati. Rispetto agli Occhiali Smart, il Cerchietto Smart ha permesso una maggiore libertà nella disposizione dei componenti e una migliore integrazione della parte elettronica.
Nelle versioni più avanzate ho utilizzato sensori ToF VL53L1X, più compatti e precisi rispetto ai sensori a ultrasuoni. Il sistema ha dato buoni risultati in ambienti interni, ma ha mostrato limiti importanti all'aperto, soprattutto a causa dell'interferenza della luce solare sui sensori ottici.
I test finali del Cerchietto Smart sono stati svolti anche con il prezioso contributo di volontari non vedenti e ipovedenti dell'Unione Italiana Ciechi di Reggio Emilia, che ringrazio nuovamente per la disponibilità e per il confronto diretto. Le loro prove e osservazioni hanno avuto un ruolo importante nel comprendere meglio limiti, criticità ed esigenze reali di utilizzo.
Questo passaggio è stato fondamentale: mi ha permesso di capire che un prototipo assistivo non va valutato solo sul banco o in condizioni ideali, ma nel mondo reale, insieme alle persone che potrebbero davvero beneficiarne.
Da quei test e da quei ragionamenti tecnici è nata parte della progettazione successiva di Reactor SENSE.
Reactor SENSE è il progetto più recente: un dispositivo toracico assistivo pensato per rilevare ostacoli e restituire segnali utili a persone con difficoltà visive.
Nasce dalle lezioni apprese con gli Occhiali Smart e con il Cerchietto Smart: non basta rilevare un ostacolo, bisogna farlo in modo comodo, indossabile, stabile, comprensibile e dignitoso.
L'idea è quella di superare l'aspetto troppo medicale o ingombrante di certi ausili, creando un dispositivo compatto da indossare sul petto, con un'estetica più riconoscibile, curata e meno invasiva.
Reactor SENSE integra sensori di distanza, elettronica di controllo e sistemi di segnalazione sonora o tattile. L'obiettivo non è solo costruire un oggetto che funzioni, ma un dispositivo che una persona possa indossare senza sentirsi definita dalla propria fragilità.
Il progetto è ancora in fase di sviluppo e test, quindi la componentistica definitiva è in corso di valutazione.
La Mano Teleoperata è un prototipo meccanico controllato tramite sensori di flessione, servomotori e componenti stampati in 3D.
La prima versione è stata realizzata nel 2024 utilizzando Arduino Uno come microcontrollore principale. Nel 2026 il progetto è stato ricondizionato e migliorato, sostituendo Arduino Uno con Arduino Mega e riprogettando anche la parte di alimentazione, che nella versione iniziale era più esile e meno stabile.
Il sistema utilizza sensori di flessione per rilevare il movimento delle dita della mano dell'operatore. I segnali vengono elaborati dal microcontrollore e trasformati nel movimento di cinque servomotori, che azionano le dita meccaniche tramite un sistema di tiranti.
È un progetto che unisce elettronica, meccanica, stampa 3D, taratura dei movimenti e molta sperimentazione pratica. Ha rappresentato una tappa importante perché rende visibile, in modo immediato, il legame tra gesto umano e movimento meccanico.
Più che una mano definitiva, è un prototipo dimostrativo e didattico: serve a esplorare possibilità, capire limiti, raccontare il processo e mostrare come anche componenti relativamente accessibili possano diventare qualcosa di sorprendente.